Scuola di Teatro



Bradipoteatar

Le Barnos

Le sedie

liberamente ispirato da Eugène Ionesco

 

Le sedie sono un carnevale di follia: la parola continua come sottofondo di una situazione al limite. Un tentativo di andare al di là dei limiti attuali del dramma… Mediante il linguaggio, i gesti, la recitazione, gli accessori, si vuole esprimere il vuoto: l'assenza. I giochi verbali accompagnano l'ultimo ricevimento di una vecchia coppia ormai allo stremo delle forze, che spende giocando tutte le energie residue per l'ultimo viaggio.
Proseguendo con il lavoro di ricerca intorno a questo testo, abbiamo trovato una nostra chiave di lettura: portare all'essenza la 'farsa tragica'.
Due sedie. Solo due. E un carrellino. Non piu la moltiplicazione degli oggetti e la loro spettacolarizzazione, ma la riduzione assoluta che trasporta tutti gli avvenimenti in un altro luogo, di miseria materiale e spirituale, dove i due protagonisti vivono i loro racconti con il poco che è loro rimasto.
Ionesco indica che i personaggi evocati devono essere rappresentati da nuove sedie che li sostituiscono. In genere gli altri allestimenti seguono pedissequamente questa indicazione, variando solo la forma e il numero delle sedie stesse.

Nel nostro lavoro, i personaggi invisibili esistono in un'altra dimensione: diventano ombre proiettate su fondali che avanzano, fino a soffocare la scena.

Sono ombre della memoria, proiezioni della mente dei due vecchi, ma non solo: sono il preludio all'entrata dell'Oratore che si materializzerà dalle ombre, il senso di un al di fuori dalla scena. Oltre alle ombre sui fondali vengono proiettate delle diapositive che raccontano un'altra storia; la nostra storia. Mentre i due vecchi davanti raccontano disperatamente le loro vite, dietro si svolge il racconto della loro separazione dalla vita, la loro reclusione. Un contrappunto grottesco e dialettico tra le loro parole e le immagini. Il luogo dove sono internati i due protagonisti diventa una prigione, un ospedale psichiatrico militare, un qualsiasi lager della memoria. Comicità e tragedia di un quotidiano vivere e sopravvivere anche a se stessi: sopraffazione e tenerezza che si alternano nel gioco dei ruoli maschile e femminile, entrambi interpretati da attori maschi.
Il racconto delle proprie vite li inebria di un'energia disperata.L'attesa dell'Oratore, insieme tragica e grottesca, spinge il ritmo della messa in scena ad una velocità frenetica; il suo arrivo tanto sperato, è il presagio della fine.
L'Oratore e l'infermiere-carnefice che assiste alla morte dei due Vecchi e tradisce il loro messaggio all'umanità, deridendo il loro folle testamento.
Per quanto spietato e crudele possa essere il viaggio nella memoria, ècomunque l'ultima àncora di salvezza per trasmettere la propria testimonianza, la propria vita, per non essere dimenticati.

 

Personaggi e interpreti:
Vecchia – Tommaso Fortunato

Vecchio – Andrea Tamagnini

Oratore – Francesca Cioffi


Regia: Aleksandra Di Capua
Scenografie: Helena Pola

Musiche originali di S.ndro. Musiche di CCCP, Paolo Conte, Frank Zappa.

 

Si ringraziano: Ettore Marziali, ,Centro Sociale di Fiorentino, Marina Tamagnini, Roberto Umbra, Veljko Vukovic, Maria Teresa Venturini, Roberto Tamagnini, Barbara Weigel, Francesco Romè, Lalla Michelotti, Giuseppina Santi, Agapito Dipilla, Philippe Macina.

 

Le sedie è stato ospite alla Rassegna Teatrale “1999-2000 L'ERA ORA” (Contaminazioni), Zola Predosa (BO); Teatro Concordia, RSM

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